L'INTUITO: IL NOSTRO PIÙ FEDELE AMICO

L'ipnomentalismo è un insieme di discipline pressoché infinite. Possiamo impiegare giorni ad apprenderne il più possibile o ad affinare quelle che già conosciamo. Questo resta un passo importante per ogni ipnomentalista. La cura e lo studio delle pratiche sono un dovere quasi sociale per chiunque si affacci a questa materia. Queste conoscenze, forse, non sono solo una parte importante, ma letteralmente tutti i tasselli del puzzle. Ma c'è qualcosa che tiene insieme tutti i pezzi. Tra una competenza e l'altra, nelle fessure strette tra i tasselli che compongono la nostra formazione, non resta che affidarci a quella giusta dose di istinto che manda avanti tutto il mondo animale da sempre. L'intuito è il vero motore di tutte le discipline che possiamo apprendere, e ognuna di esse funziona meglio sotto la luce reinterpretativa dell'intuito, come gli ingranaggi di un meccanismo ben oleato.


Potremmo definire l'intuito come “sentire” – se non addirittura “sapere” – qualcosa senza però poter dare una dimostrazione razionale su come siamo giunti a tale conclusione. In situazioni in cui siamo posti di fronte ad una scelta, proprio come quelle complesse e repentine che dobbiamo prendere nell'ipnomentalismo, dobbiamo avvalerci del nostro intuito, quello che definiremmo una sorta di sesto senso




Possiamo continuare ad ignorare il nostro intuito o imparare a padroneggiarlo a dovere per migliorare sensibilmente le nostre decisioni.


Poco fa abbiamo parlato di “istinto”, ma, in realtà, intuito ed istinto non sono completamente sovrapponibili. L’intuito non è l’istinto, ma una forma d’intelligenza che noi non sappiamo ancora spiegare, ma che dobbiamo imparare a usare. Possiamo arrivare a percepire e seguire il nostro intuito in qualsiasi situazione. Per compiere le scelte giuste bisogna bilanciare razionalità e questa capacità che a noi sembra quasi soprannaturale, ma che soprannaturale non è.


Vi daremo qualche semplice consiglio per abituarvi a dar retta a quel sesto senso che spesso urla senza che ve ne rendiate conto.


Innanzitutto consigliamo di annotare ogni sensazione che provate quando affrontate una scelta o dovete iniziare una relazione o un progetto. Appuntate le vostre sensazioni, se le seguite o meno e, soprattutto, cosa accade in una o nell’altra opzione. Piano piano, attraverso prove ed errori, arriverete a capire in cosa siete intuitivamente bravi e in cosa no, così da sapere quando dovrete seguire il vostro intuito o meno.


Un altro importantissimo elemento nello sviluppo dell’intuito è la meditazione. Riversare la concentrazione dentro di noi è sicuramente il metodo migliore per imparare ad ascoltare ciò che abbiamo da dirci. Dobbiamo imparare ad ascoltare il nostro pensiero inconscio, perché è esso che ci comunica attraverso il nostro sesto senso. Quando accade abbiamo la strana sensazione che qualcuno o qualcosa ci stia suggerendo le soluzioni migliori ai nostri problemi, ma senza la meditazione non siamo in grado di lasciarci andare come dovremmo, né di riconoscere la voce della nostra coscienza – o incoscienza? – quando ci parla. Per questa ragione sarebbe opportuno attuare tecniche di meditazione, anche basilari, in modo da accrescere la consapevolezza di noi stessi.




Degli accorgimenti veloci e pratici potrebbero essere quelli di trovare un posto tranquillo, lontano da qualsiasi forma di distrazione, sedersi comodi, chiudere gli occhi e concentrarsi sulle sensazioni che ci danno il respiro e ogni parte del nostro corpo. In questo modo possiamo mentalmente passare in rassegna tutte le più piccole esperienze corporee che proviamo e ricollegare il nostro intuito a qualcosa di estremamente materiale e concreto. È il giusto modo per allenarci ad essere ricettivi con le sensazioni che ci mandiamo per riuscire successivamente a riconoscerle e trarne vantaggio.


Arrivati a questo punto occorre fare una precisazione. Il termine “intuito” deriva dal lat. Intuĭtus, -us, da intuēri, composto di in- e tueri («guardare, osservare»), ovvero “vedere dentro”. Dunque questo vuol dire che “intuire” indica la conoscenza rapida e chiara non solo di se stessi – come abbiamo lasciato intendere finora – ma anche di ciò che ci circonda. L’intuizione è quindi anche la comprensione immediata di una situazione, non soltanto di se stessi, e la meditazione può aiutarci a raggiungere questa doppia consapevolezza.


Dobbiamo anche ricordare che un altro elemento importante per padroneggiare il nostro intuito è essere mentalmente rilassati. Sembra ovvio, ma per raggiungere questo stato psicofisico occorre saper staccare quando possiamo. Lo stress annebbia la mente ed adombra le nostre capacità intuitive, le inganna e ci induce in errore. Il riposo e lo svago, al contrario, sono cari amici delle buone scelte.


Questo processo di allenamento all’attenzione è interminabile, non c’è un vero punto d’arrivo, solo un miglioramento progressivo. Raggiunto un livello minimo di consapevolezza di noi stessi, però, potremo iniziare ad usare il nostro intuito con cognizione di causa. Una buona situazione in cui iniziare a farne uso è una che riconosciamo come abitudinaria o già vista. In tali circostanze il nostro cervello riesce ad individuare gli schemi ricorrenti e a decifrarli, suggerendo la scelta più adatta. Sarà in quel momento che dovremo essere bravi a fidarci di essa ed attuarla.





Affinando sempre più la nostra sensibilità in queste cose, potremo capire meglio di volta in volta quando seguire il nostro intuito e quando no. Ricordando il modo in cui ci siamo sentiti quando abbiamo seguito un’intuizione e come quando non l’abbiamo fatto, saremo in grado di riconoscere come il nostro corpo comunica con noi. Ricorderemo come ne abbiamo percepita una che poi abbiamo seguito e come una che poi abbiamo messo erroneamente da parte, così da non commettere di nuovo lo stesso sbaglio.


Dopo molto tempo, potremo arrivare ad essere capaci di riconoscere e percepire i più piccoli segnali di malessere o nervosismo in una determinata situazione o con una persona in particolare. In certi casi, con la giusta dose di consapevolezza, potremo renderci conto coscientemente che una data circostanza non fa il nostro bene o quello di chi ci sta accanto, ed agire di conseguenza. Serve una grande dose di freddezza. Quel tipo di freddezza ed immediatezza nelle scelte di cui l’ipnomentalista necessita.


Non è un mistero che ad esempio nel Cold Reading dobbiamo saper osservare e leggere il linguaggio non verbale dell’altro per comprenderne la personalità, “tirarne fuori” informazioni che non ci ha comunicato volontariamente ed empatizzare con lui. Sarebbe impossibile riuscire in questo intento senza la giusta capacità intuitiva e senza saper virare la conversazione nel modo migliore. L’ipnomentalista deve saper navigare a vista e lasciarsi guidare dall’istinto, ma nel modo giusto, senza lasciarsi trasportare da esso. Deve saperlo padroneggiare con l’aiuto dell’intelletto. L’uno non esclude l’altro. Anzi, sono complementari: l’ipnomentalista deve saper riconoscere e padroneggiare ogni mezzo della mente, e con più flessibilità e freddezza possibile. L’ipnomentalista resta calmo, mentre la casa brucia.


Roberto Deidda Damus

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