Anche una falsa ipnosi conduce all'Ipnosi autentica? Ovvero, da Mark Twain ai postulati di Damus

Aggiornato il: 9 mar 2019

La mia ormai trentennale esperienza nel magico mondo dell'ipnosi da palcoscenico, unitamente agli studi ed alle ricerche che da molto tempo porto avanti con la mia Accademia di Ipnomentalismo, mi conducono spesso a formulare enunciati che amo però sempre riverificare, consolidare o comunque, mettere in discussione senza pregiudizi. Uno di questi enunciati è proprio quello che dà il titolo a questo articolo, - Anche una “falsa ipnosi” conduce all'Ipnosi autentica - naturalmente, quando ad operare è un serio professionista e non un improvvisato ciarlatano.


Mark Twain

L'occasione per trattare questo argomento mi è stata data dal carissimo amico, nonché' coordinatore scientifico e formatore dell’Accademia, il Dr. Enrico Pallavera, il quale, nonostante la pausa estiva, continua a leggere con interesse il materiale che gli invio ed ad inviarmene molto lui stesso (la passione per l’Ipnosi, infatti, non conosce pause).

Eccovi un estratto di quanto mi ha inviato riguardo ad una singolare esperienza con l'Ipnosi effettuata nel 1850 dal grande scrittore americano Mark Twain (autore tra l'altro de “Le avventure di Tom Sawyer” e di “Le avventure di Huckleberry Fynn “)

“In quell'anno arrivo in paese un mesmerista ambulante che prima dello spettacolo cercò un soggetto adatto tra il pubblico. Anche Mark Twain allora quindicenne si presentò tra i volontari, ma con sua grande delusione, non fu ritenuto adatto. Al suo posto fu scelto un altro ragazzo del villaggio che per varie sere divertì il pubblico, diventando noto ed apprezzato in tutto il villaggio. La cosa indispettì non poco il giovane Mark Twain. Ascoltiamo dalle sue parole cosa avvenne.


“La quarta sera non riuscii a resistere alla tentazione. Dopo aver fissato il disco ipnotico per un po', feci finta di aver sonno e cominciai a fare di sì con la testa. Subito venne il professore che fece i passi sopra la mia testa e lungo tutto il corpo, sulle gambe e sulle braccia; concludeva ogni passo schioccando le dita in aria per scaricare l’elettricità in eccesso; poi cominciò ad 'attirarmi' con il disco che teneva tra le dita, dicendomi che non sarei stato capace di guardare altrove, anche se ci avessi provato con tutte le mie forze; allora mi alzai lentamente, tutto curvo e con lo sguardo fisso, e seguii il disco dappertutto, esattamente come avevo visto fare agli altri.


Mark Twain nel laboratorio di Tesla

A questo punto ero pronto per l'esibizione. Suggestionato dall'ipnotizzatore scappai dai serpenti, passai secchi per spegnere un incendio, mi eccitai osservando una corsa di battelli a vapore, feci all'amore con ragazze immaginarie, che baciai, pescai dal palcoscenico tanti pesci gatto da barcollare sotto il peso...insomma, tutte le meraviglie consuete, ma non, però, nel modo consueto.”

Mark Twain, fino a quel punto, era convinto di aver finto e mantenne la sua convinzione anche durante un esercizio di ipnosi telepatica, quando fu fissato dal mesmerista sulla nuca fino al momento in cui balzò in piedi, afferrò una pistola da scena che era lì sul palcoscenico e corse terribilmente irato dietro ad un ragazzo fin fuori dal teatro, tra gli applausi del pubblico per l'ipnotista.

Twain stesso dice che trent’anni dopo aveva raccontato alla sua mamma di come durante quella esibizione avesse solo simulato l'ipnosi, ma l'anziana signora (nessuno meglio delle nostre mamme ci conosce), gli aveva risposto che sicuramente all'inizio lo aveva fatto, ma che nel momento in cui era corso dietro al ragazzo, con la pistola, lei aveva caldamente ringraziato Iddio che la pistola fosse finta!


Questa storia ci dimostra che, anche più di un secolo fa, un ipnotismo da palcoscenico, con i suoi effetti spesso grotteschi e divertenti, se ben condotto, poteva essere un ottimo metodo per spalancare le porte dell'inconscio. Moltissime volte ho assistito nei miei spettacoli a soggetti che salivano sul palco con l'intenzione di fingere, facendo poi la stessa fine di quei famosi pifferai di montagna che “andarono per suonare e finirono suonati”, e leggerlo anche dalla penna di un grande scrittore come Marc Twain, mi conferma ulteriormente su ciò che insegniamo ai nostri Master. Non esiste falsa ipnosi, essa infatti, nelle mani di un abile ipnotista, sa sempre trasformarsi in ipnosi vera, portando il soggetto che inizialmente l'assimila, in un reale stato di trance.

A presto

Roberto Deidda Damus

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